CARO AMICO TI
SCRIVO
… ma l'amico non risponde
E' risaputo, qualsiasi
scritto ci si accinga a comporre, sia esso un romanzo, un poema, un
racconto, un tema scolastico, persino una lettera a un amico, esige
un'introduzione.
Nel presente racconto, riguardante due lettere scritte ad altrettanti miei
amici, anzi compagni di scuola, mi prendo la licenza di scopiazzare uno
stralcio di quella anteposta dal Manzoni a "I promessi sposi".
L'Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il
Tempo, perchè togliendoli di mano gl'anni suoi prigionieri, anzi già
fatti cadaueri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di
nuovo in battaglia. Ma gl'illustri Campioni che in tal Arringo fanno messe
di Palme e d'Allori, rapiscono solo che le sole spoglie più sfarzose e
brillanti, imbalsamando co' loro inchiostri le Imprese de Prencipi e
Potentati, e qualificati Personaggj, e trapontando coll'ago finissimo
dell'ingegno i fili d'oro e di seta, che formano un perpetuo ricamo di
Attioni gloriose. Però alla mia debolezza non è lecito solleuarsi a
tal'argomenti, e sublimità pericolose, con aggirarsi tra Labirinti de'
Politici maneggj, et il rimbombo de' bellici Oricalchi: solo che hauendo
hauuto notitia di fatti memorabili, se ben capitorno a gente meccaniche, e
di piccol affare, mi accingo di lasciarne memoria a Posteri, con far di
tutto schietta e genuinamente il Racconto, ouuero sia Relatione.
Quella introduzione, in realtà, non era stata scritta proprio dal
Manzoni, vissuto a cavallo tra settecento e ottocento, ma da un letterato
barocco del seicento, come si evince immantinente dallo stile ampolloso,
infarcito di preziosismi e virtuosismi formali, nel manoscritto del quale
il celebre romanziere italiano si era imbattuto, ritenendolo meritevole di
essere salvato dall'oblio.
Alla stregua dell'anonimo dotto scrittore barocco, anch'io, povero
scribacchino dozzinale, avevo inteso lasciare in ricordo ai posteri fatti
per me memorabili, "se ben capitorno a gente meccaniche, e di piccol
affare, con far di tutto schietta e genuinamente il Racconto, ouuero sia
Relatione.
Quei "Racconti, ouuero sia Relationi", erano contenuti in
numerose pagine pubblicate in oltre un ventennio nel mio sito web
www.carcuro.com, raccolte organicamente poi in diversi libri da me
medesimo e, sempre da me medesimo, auto-pubblicati su Amazon.
Lo stile dei miei scritti, però, era ben diverso da quello del mio
collega secentesco, perché, all'infarcimento con orpelli, ho preferito il
semplice condimento d'un pizzico d'ironia extravergine, o di sarcasmo
balsamico, sicché non avrebbe fatto porre al Manzoni la domanda: "si
troverà poi chi duri la fatica di leggerli?".
Leggere i miei scritti non è stato mai faticoso per nessuno, neppure
quando si trattava di atti burocratici, attestato ciò dal fatto che,
leggendo la prima deliberazione da me redatta nel comune di Pettenasco, la
sindaca, dottoressa Ezia Tabozzi, ebbe a esclamare: "Oh, finalmente
un segretario che scrive in modo chiaro e comprensibile!".
Ma dirò di più: se leggere i miei scritti non procura fatica, viceversa
suscita interesse, piacere, emozione, come comprovato dall'essere stati
inseriti due di essi in distinte antologie scolastiche; dall'essere state
alcune mie poesie tradotte e recitate fino a Melbourne in un concorso;
ancora dai numerosissimi messaggi di apprezzamento pervenutimi man mano
che li pubblicavo nel web; dall'essere stato premiato in terza elementare
dal mio maestro per lo svolgimento di un componimento sulla pioggia dopo
la siccità, seppure cinquant'anni dopo mi abbia costretto a ritornare
ancora in aula, non scolastica, bensì di tribunale, per essere sottoposto
ad un processo per diffamazione continuata ed aggravata nei suoi confronti
(e di un'altra triade familiare) perché avevo osato pubblicare racconti e
poesie che lo riguardavano, e lui (loro) si riteneva (ritenevano) non
appartenere a "gente meccanica, né di "piccol affare".
E meritano essere citati
anche gli apprezzamenti ricevuti per i miei scritti da due compagni di
scuola tutt'altro che di "piccol affare", essendo stati, prima
del collocamento a riposo, il primo un direttore di banca, il secondo un
preside di liceo.
Il direttore di banca, Michele Caffio, in una mail inviatami il 22 luglio
2012, aveva scritto: "… ti assicuro che avete (io e mia moglie)
fatto onore alla nostra terra".
Il preside, Michele Marotta, invece, in una mail del 25 settembre 2006, mi
promuoveva come scrittore con centodieci e lode, affermando testualmente:
"Con il tuo sito tu hai fatto una operazione culturale antesignana e
davvero encomiabile!".
Considerata sufficiente questa introduzione, ringraziati lo scrittore
anonimo barocco e l'eccelso letterato lombardo per avermela prestata
gratuitamente, passo allo svolgimento del cuore del tema.
Ritenendo cosa buona e
giusta che la biblioteca di Banzi potesse essere arricchita di almeno una
copia dei miei libri pubblicati, in modo da tramandare ai posteri la
testimonianza letteraria (un po' anche storica) lasciata da uno che nacque
e visse in quel paese per vent'anni, avevo pensato inizialmente di
inviarne io stesso delle copie in omaggio al sindaco, ma poi mi è sorto
il dubbio che potessero finire non in biblioteca, bensì al macero, memore
di quanto accadde con l'invio, da parte della casa editrice Atlas,
dell'antologia "Punto It", ai sindaci di Tradate e Banzi.
In quella circostanza, il sindaco leghista di Tradate, Stefano Candiani,
mi inviò la seguente lettera:

Il sindaco democratico di Banzi (tra parentesi dichiaratosi pure amico
mio), Nicola Vertone, invece, non ebbe da comunicarmi alcunché e, forse,
l'unica iniziativa che assunse, fu opporre il proprio veto ove taluno
avesse proposto di adottare l'antologia nella scuola di Banzi, o almeno
imporre con un'ordinanza contingibile ed urgente che venisse coperta la
pagina 139, dove veniva riportata la mia poesia "Che bello
l'arcobaleno!".
Alla luce di questa passata esperienza, ho ritenuto di limitarmi solo a
fare una segnalazione della pubblicazione dei miei libri, evitando
contatti diretti con amministratori comunali, supponendo che il virus di
essere inviso, da cui ero affetto, potesse aver contagiato anche chi è
succeduto al regno di Vertone, condannandomi in una lista di proscrizione.
Pertanto, ho ritenuto che il compagno di scuola Michele Caffio, che mi
aveva fatto quella dichiarazione di stima nell'email succitata, e padre
del sindaco in carica, potesse essere la persona giusta, inviandogli, alla
vigilia di Natale scorso (2022), la seguente lettera:
LETTERINA DI NATALE A UN
COMPAGNO DI CLASSE PRIMINO
Ciao Michele,
ieri ho costatato che i numeri sono come le ciliegie: uno tira l'altro.
Ricorreva il nostro 44° anniversario di matrimonio e mi sono ritrovato a
ricordare il 60° compleanno di Teresa e che tu l'avevi invitata a venire
a Banzi per partecipare alla festa dei sessantenni, venendomi da chiedere
cosa c'entrassi con i nati nel 1952, se sei stato un mio compagno di
scuola.
Allora ho interpellato il web, per vedere se mi soccorreva ad avere una
risposta alla domanda postami.
Un documento espropriativo emesso dalla Provincia di Potenza nei tuoi
confronti, mi fa scoprire che sei nato il 28 ottobre 1952.
Ecco allora spiegato cosa ci azzeccasse avere da te quell'invito: nel
duemiladodici compivi anche tu sessant'anni!
Ed evinco anche allora che tu eri nella classe un primino, spiegandomi
che, se apparivi forse il più minuscolo degli scolari, non dipendeva solo
dal non essere dotato tu della statura di un gigante.
Ricordo che anche Vito Rigato, tuo coscritto, partecipò per alcuni giorni
in classe, ma poi lo zio maestro lo escluse, finendo presto di fare il
primino.
Evidentemente tu eri stato giudicato dal maestro più dotato
d'intelligenza, forse anche più simpatico per il tuo ciuffo ribelle,
oppure questi sarà stato più accondiscendente con te, essendo tuo papà
il daziere del paese.
E giacché, poi, mi pare che sei diventato direttore di banca, quindi uno
dei più importanti maggiorenti del paese, hai potuto, come tuo padre,
dispiegare anche tu la tua influenza per far eleggere sindaco tuo figlio.
Io, invece, figlio di contadino divenuto gastarbeiter, oltre a non poter
fare il primino, ho dovuto abbandonare definitivamente Banzi, non
ritornando neppure più in vacanza a onorare i defunti miei genitori, per
l'umiliazione subita di non essere stato tentato affatto, da chi avrebbe
potuto farlo, di ritornare nella terra dove sono nato, non solo in
vacanza.
E quanto mi sarebbe piaciuto ora fare delle belle conversazioni
peripatetiche con i vecchi compagni delle scuole elementari!
Anni addietro avevo in mente anche una divertente parodia da recitare con
loro: "Sei per sei, che bell'asino che sei", titolo mutuato dal
motto inventato dal maestro per aiutarci a memorizzare la tabellina.
Sarebbe stato un gran divertimento recitarla con te, tuo cugino Michele,
Rocco Lancellotti, Carlo Carcuro (questi però forse si sarebbe rifiutato
di partecipare per via del fatto che sua madre, parte di un quadrumviro
familiare, mi aveva querelato).
Sarebbe stato anche un sicuro successo perché, come attori, abbiamo già
superato il test per aver recitato, nel 1961 a Banzi sul palco del cinema,
una commedia per celebrare la ricorrenza del centenario dell'Unità
d'Italia: lo ricordi?
Ma, a Banzi, forse non si canteranno, ma si mettono sicuramente in pratica
i versi della canzone di Enzo Jannacci, che recitano: "Vengo anch'io?
No tu no. Ma perché? Perché no".
Col senno di poi, però, posso dire: meno male che sia andata così,
perché non so cosa avrebbero potuto fare a Banzi i miei tre figli, se
avrebbero potuto farmi diventare nonno di quattro nipoti, campando col
reddito di cittadinanza.
Comunque, pur senza sapere che stessi copiando te, anch'io poi ho fatto
fare i primini a due dei miei tre figli, facendo io da maestro, iniziando
così loro a frequentare regolarmente la seconda elementare.
E poi, pur senza essere riconosciuto, oltre che segretario comunale, poeta
in patria, ho avuto la soddisfazione di vedere inseriti in antologie
scolastiche una delle mie poesie e uno dei miei racconti pubblicati a suo
tempo nel mio sito web, chiuso qualche mese addietro; vedere recitate a
Melbourne mie poesie tradotte in lingua inglese, assieme a quelle di
Gianni Rodari.
Al riguardo, desidero farti sapere che la miriade di racconti e poesie
pubblicata in oltre vent'anni nel mio sito web, è stata da me raccolta e
trasfusa in una serie di libri, pubblicati su Amazon.
Penso che, se non fosse motivo di veto il risentimento che taluno può
avere maturato nei miei confronti, per aver manifestato la mia libertà di
pensiero ed espressione senza timore reverenziale e peli sulla lingua,
potresti suggerire al primo cittadino di tuo figlio di acquistarne qualche
copia da dare in dotazione alla biblioteca comunale, per offrire agli
altri suoi concittadini piacevoli letture, per avere egli stesso qualche
spunto di riflessione come amministratore, per conservare un patrimonio di
ricordi e scampoli di storia, lasciati da una persona che ebbe i natali a
Banzi.
Alcuni titoli sono i seguenti:
- Rimembanzi;
- Lironia di pep-ino;
- C'erano una volta i gastarbeiter;
- Una madre;
- Latrati;
- Panni appesi;
- Ma tu non li vedesti;
- Capriole;
Sperando che questa
letterina sia per te una non spiacevole sorpresa, per non andare troppo
fuori tema, concludo inviandoti un caro saluto ed un augurio di liete
festività natalizie.
24 dicembre 2022
Antonio Carcuro
La mia valutazione si è
rivelata, però, del tutto fallace: la mia letterina avrà costituito una
spiacevolissima sorpresa, che avrà fatto corrucciare il ciuffo ribelle
dell'ex direttore di banca, che, al più, si sarà consultato col figlio
sindaco, il quale, a sua volta, si sarà consultato con il suo vice,
sentenziando all'unanimità di mandarmi a cagare.
Del resto, non è la prima volta che ci vengo mandato, lo fece anche nel
2010 un medico banzese, scrivendo testualmente così (se fa il medico come
scrive, poveri pazienti!): "Antonio Carcuro... dimendica di dire che
il padre era un grande mariuolo... Carcuro ci hai rotto le palle. Rimani a
Varese che a Banzi i Carcuro sono in disgrazia……. e quando il prosimo
anno vinceremo le elezioni noi del PDL li faremo un culo alla grande. Vai
a cagare".
Tuttavia, non mi perdo
d'animo, il giorno dell'Epifania successiva, penso di fare la segnalazione
al compagno di scuola Michele Marotta, forse il più dotto letterato di
Banzi, che mi aveva lusingato con quella lode sperticata fattami
nell'email citata in precedenza.
Questa la lettera
inviatagli:
PROVO CON UN ALTRO
MICHELE COMPAGNO DI CLASSE
Ciao Michele,
un redivivo tuo compagno
di classe, dopo averlo fatto la vigilia di Natale scorso con un altro
Michele (sempre compagno di classe), vuole provare a fare a te la sorpresa
di una lettera nella calza della befana, per "vedere" dalla
Lombardia, ma non "di nascosto l'effetto che fa".
Immagino già la prima reazione che, tra lo stizzito e l'offeso, avrai:
"E che, io sono la sua riserva, se lui è appena un ragioniere ed io,
invece, un dottore in lettere, che ha fatto anche il dirigente
scolastico?".
Scusa, ma ho una giustificazione, che ritengo più che valida e
convincente: "Ho scritto prima all'altro Michele, perché lui è
stato un compagno di classe "primino", e poi, adesso, ha un
figlio che è "primo" cittadino di Banzi.
Allora, era d'uopo che rimanessi in scia al primo numero ordinale.
Mi era venuto lo spunto di scrivergli, per essermi ricordato che, nel
2012, aveva insistito a invitare mia moglie Teresa (nata nel 1952) a
venire a Banzi alla festa dei sessantenni.
Alla "dipietrese", mi sono chiesto: "Cosa ci azzeccava lui
in questa festa?".
Interpellando il web, per vedere se mi soccorreva ad avere una risposta
alla domanda postami, scopro da un documento espropriativo emesso dalla
Provincia di Potenza nei suoi confronti, che è nato il 28 ottobre 1952.
Ecco allora spiegato cosa ci azzeccasse avere da lui quell'invito,
evincendo così peraltro che nella classe era un primino.
Ricordo che anche Vito Rigato, nato nel 1952 pure lui, partecipò per
alcuni giorni in classe, ma lo zio maestro lo escluse subito.
Evidentemente il primogenito del daziere era stato giudicato dal maestro
più dotato d'intelligenza, forse anche più simpatico per il ciuffo
ribelle avuto sulla fronte, oppure sarà stato più accondiscendente con
lui, proprio in quanto figlio del daziere del paese.
Comunque, io ricordo che il "Derossi" della classe era suo
cugino, il Michele figlio di avvocato e maestra, non lui.
Alla festa dei sessantenni non ritenemmo di partecipare, anche perché in
quel periodo ero alle prese con ben quattro querele per diffamazione
aggravata, fatte nei miei confronti da un quadrumviro famigliare composto
da: un defunto maestro/direttore didattico, sua figlia preside, sua
cognata maestra, un falso oculista nipote di lei… dalle quali sono
riuscito comunque a farla franca.
Quelle querele mi sono ritornate, però, utili per poter rispondere con
certezza alla domanda che mi ponesti nella email del 29 aprile 2007: i
dirigenti scolastici cha hanno avuto i natali a Banzi, arricchendone i
primati, non sono tre, neppure quattro, sono addirittura cinque (don
Antonio, don Peppe, la figlia donna Maria, Canio Franculli e Michele
Marotta… per gli ultimi due niente don).
E a proposito di "don" e "donna", quando scrissi che a
Filomena Simone nessuno le aveva mai fatto sentire "donna",
intendevo riferirmi al titolo nobiliare che, chissà perché, doveva
essere appannaggio solo di alcuni, semplici maestri o, addirittura, periti
agrari, e non di laureati, come appunto Filomena e suo cugino Francesco
(il cui saluto alla fascista da me citato negli scritti, lo ritenevo
tutt'altro che tale, esprimendo invece bonomia, simpatia e affetto,
soprattutto quando era rivolto a mio padre, la cui prima moglie era
sorella della madre di Francesco).
Rimanendo in tema di madre, alla quale ho dedicato il mio primo libro di
poesie, ho letto nel tuo sito web che quella tua aveva il cognome Turi:
anche mia nonna paterna si chiamava Turi, pertanto potrei avere con te
qualche cromosoma in comune nel patrimonio genetico, forse anche più di
quanto non l'abbia con chi porta il cognome Carcuro: quanta affinità di
spirito ho riscontrato, ad esempio, nella lettera citata prima, che ho
riletto prima di scriverti questa, seppure composta, quella tua, con una
raffinatezza di stile, tonalità sfumata di parole, da sembrare un
meraviglioso quadro ad acquerello che io, semplice artigiano dello
scrivere e non artista, non sarei all'altezza di comporre.
Ciononostante, pur da
artigiano, ho sentito un insopprimibile bisogno di scrivere, di esprimere
e manifestare la mia liberta di pensiero ed espressione sancita dall'art.
21 della Costituzione della Repubblica Italiana, realizzato grazie allo
strumento del web.
E i risultati sono stati lusinghieri, se ho avuto l'onore di vedere per
anni il mio sito elencato per primo in motori di ricerca come Google
quanto a poesie per bambini, se sono stato inserito in due antologie
scolastiche, se alcune mie poesie sono state tradotte e recitate nella
lontanissima Melbourne, in un concorso di poesia in lingua italiana,
insieme con quelle di Gianni Rodari… se i miei scritti sono stati
analizzati attentamente perfino nelle aule di tribunale!
Dopo il successo avuto, ho ritenuto l'anno scorso di chiuderlo, cedendo
anche al corteggiamento fattomi a lungo da un austriaco, che gli vendessi
il mio dominio www.carcuro.com, realizzando una discreta cifra.
Tuttavia, la miriade di racconti e poesie, apparsi in oltre vent'anni nel
mio sito web, ho pensato di non farla finire nel nulla, ma di raccoglierla
e trasfonderla in una serie di libri, che ho pubblicato su Amazon.
Nella lettera inviata all'altro Michele, avevo scritto testualmente che,
"se non fosse motivo di veto il risentimento che taluno può avere
maturato nei miei confronti, per aver manifestato la mia libertà di
pensiero ed espressione senza timore reverenziale e peli sulla lingua,
avrebbe potuto suggerire a suo figlio di acquistarne qualche copia da dare
in dotazione alla biblioteca comunale, per offrire agli altri suoi
concittadini piacevoli letture, per avere egli stesso qualche spunto di
riflessione come amministratore, per conservare un patrimonio di ricordi e
scampoli di storia, lasciati da una persona che ebbe i natali a
Banzi".
Con sensibilità e ironia, egli volle lasciare ai posteri la testimonianza
di personaggi e scene che furono recitate nel teatro di Banzi, ritenendo
che la storia non la facciano solo la visita di un papa o la morte d'un
console romano in battaglia, bensì siamo ognuno di noi.
Forse non potranno essere in tanti a leggere i miei libri, perché Banzi
è in via di estinzione, ma saranno sicuramente d'intrattenimento al
maresciallo, al prete e al sindaco - che non mancheranno mai di esserci
per giustificare la sopravvivenza del comune - potendo essi divertirsi
nell'apprendere che Cicciomessere aveva assicurato alla giustizia la
professoressa M.G.; che padre Celestino rivolgeva ai fedeli, non una, ben
due prediche; come avvenne che Nicola Vertone Facesse i baffi a Peppino
Garzillo, per citare solo alcuni racconti.
Questo era l'elenco di alcuni titoli dei libri:
- Rimembanzi;
- Lironia di pep-ino;
- C'erano una volta i gastarbeiter;
- Una madre;
- Latrati;
- Panni appesi;
- Ma tu non li vedesti;
- Capriole;
Sennonché, fino ad
oggi, non ho avuto alcun cenno di risposta dal papà del sindaco, dovendo
inferire che, a Banzi, s'insuperbisce non solo chi viene eletto a tale
carica (abbia i baffi o il neo), anche chi gli è parente.
La possibilità di fare cose nella "città culla del diritto"
(così denominata da Antonio Sapio) è una prerogativa esclusiva arrogata
da qualche clan famigliare che, entrato nei gangli del potere, senza
concorsi e meriti, fa razzia di tutto, tenendo fuori gli altri, che non
hanno potuto continuare a vivere dove sono nati, neppure ritornarci più,
perché non saprebbero chi ancora salutare e se c'è qualcuno che abbia
piacere di farlo a loro.
E' la triste sorte dei figli dei gastarbeiter, la cui storia da me
raccontata nel libro "C'erano una volta i gastarbeiter",
ritenevo dovesse essere letta, soprattutto dal primo cittadino di Banzi,
affinché nell'amministrare il paese, avesse contezza "di che lagrime
e di che sangue" sia grondato l'effimero benessere di cui ha giovato
e che ora si vuole continuare a mantenere con il reddito di cittadinanza e
le tasse spremute ai figli dei gastarbeiter, che non vogliono e/o non
possono più ritornare a Banzi.
Viene tanto decantata l'autonomia di Banzi da Genzano di Lucania,
conseguita nel 1904.
Qualche giorno fa ho appreso che tre comuni della provincia di Varese si
sono fusi in uno unico: non è il caso che anche Banzi e Genzano di
Lucania ritornino a formarne uno solo, stante che non dispongono più a
sufficienza delle risorse finanziare dei propri cittadini residenti per
mantenere due distinti apparati amministrativi?
Caro Michele, spero che questa lettera sia per te una non spiacevole
sorpresa.
Prima di concluderla, debbo confessarti che mi sarebbe piaciuto non poco
fare con uno come te delle belle passeggiate peripatetiche nel tratto di
vita rimasto da compiere, condividere pensieri e riflessioni sotto il
cielo luminoso lucano, sospinti dal vento che spazza le strade,
accarezzando le anime che vi circolano.
Qualche giorno addietro, nel colmo della notte, mi sono svegliato.
In quel momento mi è venuto il ricordo, sentendone la mancanza, del borea
che soffiava gagliardo sopra il tetto di casa a Banzi, che sibilava tra le
fessure della porta e della finestra, sembrando quasi che volesse
infilarsi per venire dentro la mia anima, portandomi, insieme col suo
soffio, quello dell'eternità.
Forse stava soffiando per davvero in via Garibaldi, lambendo la casa posta
al numero 102, ha cercato ancora una volta l'anima mia, ma ancora una
volta non l'ha trovata.
Un caro saluto e auguri di ogni bene a tutta la tua famiglia.
06 gennaio 2023
Antonio Carcuro
Sennonché, il preside
dottore, forse geloso che a Banzi potessero essere letti libri diversi dal
suo (non so se abbia scritto degli altri), o forse in uno stato di
soggezione per essere lui figlio di un cantoniere, l'altro di un daziere,
copia quel che ha fatto il compagno di classe direttore di banca
ragioniere, consultatosi col quale, avrà inferito, pure lui come l'altro,
rimangiandosi entrambi le lodi fatte in precedenza, di mandarmi a cagare.
Nel mio paese ricordo che sono stati organizzati degli eventi culturali
riguardanti pubblicazioni di libri fatte con contributi pubblici:
evidentemente, se i libri, a prescindere dal loro contenuto e valore,
vedono la luce senza che qualche valvassino della politica se ne possa
ascrivere il merito, il fatto non interessa e ti mandano a cagare.
Me ne faccio una ragione, quanto accaduto, in definitiva, non è una
tragedia.
Perché Banzi è un paese in via di estinzione. In un futuro ancora molto
lontano dall'armageddon, a popolarlo sarà, come previsto dal ministro
Lollobrigida (benintesi io non mi sento affatto un "Fratello
d'Italia"), una diversa etnia, alla quale non interesseranno le mie
poesie e i miei racconti.
Le case costruite con lacrime e sangue dai nostri padri gastarbeiter non
saranno più abitate, come una volta, da mamme con fazzoletti in testa e
scialle sulle spalle, bensì da donne con Hijab, Niqab, Burqa; non saranno
più popolate da padri con la coppola in testa, ma con turbante.
Tuttavia, ciò che ho scritto continuerà a rimanere come un messaggio in
bottiglia, recante la testimonianza letteraria e storica di fatti per me
degni di essere considerati memorabili, che, nei paraggi di Banzi e
dintorni, "capitorno a gente meccaniche, e di piccol affare"
nella seconda metà del ventesimo secolo e primo ventennio del
ventunesimo.
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