CARO AMICO TI SCRIVO
… ma l'amico non risponde

E' risaputo, qualsiasi scritto ci si accinga a comporre, sia esso un romanzo, un poema, un racconto, un tema scolastico, persino una lettera a un amico, esige un'introduzione.
Nel presente racconto, riguardante due lettere scritte ad altrettanti miei amici, anzi compagni di scuola, mi prendo la licenza di scopiazzare uno stralcio di quella anteposta dal Manzoni a "I promessi sposi".
L'Historia si può veramente deffinire una guerra illustre contro il Tempo, perchè togliendoli di mano gl'anni suoi prigionieri, anzi già fatti cadaueri, li richiama in vita, li passa in rassegna, e li schiera di nuovo in battaglia. Ma gl'illustri Campioni che in tal Arringo fanno messe di Palme e d'Allori, rapiscono solo che le sole spoglie più sfarzose e brillanti, imbalsamando co' loro inchiostri le Imprese de Prencipi e Potentati, e qualificati Personaggj, e trapontando coll'ago finissimo dell'ingegno i fili d'oro e di seta, che formano un perpetuo ricamo di Attioni gloriose. Però alla mia debolezza non è lecito solleuarsi a tal'argomenti, e sublimità pericolose, con aggirarsi tra Labirinti de' Politici maneggj, et il rimbombo de' bellici Oricalchi: solo che hauendo hauuto notitia di fatti memorabili, se ben capitorno a gente meccaniche, e di piccol affare, mi accingo di lasciarne memoria a Posteri, con far di tutto schietta e genuinamente il Racconto, ouuero sia Relatione.
Quella introduzione, in realtà, non era stata scritta proprio dal Manzoni, vissuto a cavallo tra settecento e ottocento, ma da un letterato barocco del seicento, come si evince immantinente dallo stile ampolloso, infarcito di preziosismi e virtuosismi formali, nel manoscritto del quale il celebre romanziere italiano si era imbattuto, ritenendolo meritevole di essere salvato dall'oblio.
Alla stregua dell'anonimo dotto scrittore barocco, anch'io, povero scribacchino dozzinale, avevo inteso lasciare in ricordo ai posteri fatti per me memorabili, "se ben capitorno a gente meccaniche, e di piccol affare, con far di tutto schietta e genuinamente il Racconto, ouuero sia Relatione.
Quei "Racconti, ouuero sia Relationi", erano contenuti in numerose pagine pubblicate in oltre un ventennio nel mio sito web www.carcuro.com, raccolte organicamente poi in diversi libri da me medesimo e, sempre da me medesimo, auto-pubblicati su Amazon.
Lo stile dei miei scritti, però, era ben diverso da quello del mio collega secentesco, perché, all'infarcimento con orpelli, ho preferito il semplice condimento d'un pizzico d'ironia extravergine, o di sarcasmo balsamico, sicché non avrebbe fatto porre al Manzoni la domanda: "si troverà poi chi duri la fatica di leggerli?".
Leggere i miei scritti non è stato mai faticoso per nessuno, neppure quando si trattava di atti burocratici, attestato ciò dal fatto che, leggendo la prima deliberazione da me redatta nel comune di Pettenasco, la sindaca, dottoressa Ezia Tabozzi, ebbe a esclamare: "Oh, finalmente un segretario che scrive in modo chiaro e comprensibile!".
Ma dirò di più: se leggere i miei scritti non procura fatica, viceversa suscita interesse, piacere, emozione, come comprovato dall'essere stati inseriti due di essi in distinte antologie scolastiche; dall'essere state alcune mie poesie tradotte e recitate fino a Melbourne in un concorso; ancora dai numerosissimi messaggi di apprezzamento pervenutimi man mano che li pubblicavo nel web; dall'essere stato premiato in terza elementare dal mio maestro per lo svolgimento di un componimento sulla pioggia dopo la siccità, seppure cinquant'anni dopo mi abbia costretto a ritornare ancora in aula, non scolastica, bensì di tribunale, per essere sottoposto ad un processo per diffamazione continuata ed aggravata nei suoi confronti (e di un'altra triade familiare) perché avevo osato pubblicare racconti e poesie che lo riguardavano, e lui (loro) si riteneva (ritenevano) non appartenere a "gente meccanica, né di "piccol affare".

E meritano essere citati anche gli apprezzamenti ricevuti per i miei scritti da due compagni di scuola tutt'altro che di "piccol affare", essendo stati, prima del collocamento a riposo, il primo un direttore di banca, il secondo un preside di liceo.
Il direttore di banca, Michele Caffio, in una mail inviatami il 22 luglio 2012, aveva scritto: "… ti assicuro che avete (io e mia moglie) fatto onore alla nostra terra".
Il preside, Michele Marotta, invece, in una mail del 25 settembre 2006, mi promuoveva come scrittore con centodieci e lode, affermando testualmente: "Con il tuo sito tu hai fatto una operazione culturale antesignana e davvero encomiabile!".
Considerata sufficiente questa introduzione, ringraziati lo scrittore anonimo barocco e l'eccelso letterato lombardo per avermela prestata gratuitamente, passo allo svolgimento del cuore del tema.

Ritenendo cosa buona e giusta che la biblioteca di Banzi potesse essere arricchita di almeno una copia dei miei libri pubblicati, in modo da tramandare ai posteri la testimonianza letteraria (un po' anche storica) lasciata da uno che nacque e visse in quel paese per vent'anni, avevo pensato inizialmente di inviarne io stesso delle copie in omaggio al sindaco, ma poi mi è sorto il dubbio che potessero finire non in biblioteca, bensì al macero, memore di quanto accadde con l'invio, da parte della casa editrice Atlas, dell'antologia "Punto It", ai sindaci di Tradate e Banzi.
In quella circostanza, il sindaco leghista di Tradate, Stefano Candiani, mi inviò la seguente lettera:


Il sindaco democratico di Banzi (tra parentesi dichiaratosi pure amico mio), Nicola Vertone, invece, non ebbe da comunicarmi alcunché e, forse, l'unica iniziativa che assunse, fu opporre il proprio veto ove taluno avesse proposto di adottare l'antologia nella scuola di Banzi, o almeno imporre con un'ordinanza contingibile ed urgente che venisse coperta la pagina 139, dove veniva riportata la mia poesia "Che bello l'arcobaleno!".
Alla luce di questa passata esperienza, ho ritenuto di limitarmi solo a fare una segnalazione della pubblicazione dei miei libri, evitando contatti diretti con amministratori comunali, supponendo che il virus di essere inviso, da cui ero affetto, potesse aver contagiato anche chi è succeduto al regno di Vertone, condannandomi in una lista di proscrizione.
Pertanto, ho ritenuto che il compagno di scuola Michele Caffio, che mi aveva fatto quella dichiarazione di stima nell'email succitata, e padre del sindaco in carica, potesse essere la persona giusta, inviandogli, alla vigilia di Natale scorso (2022), la seguente lettera:

LETTERINA DI NATALE A UN COMPAGNO DI CLASSE PRIMINO

Ciao Michele,
ieri ho costatato che i numeri sono come le ciliegie: uno tira l'altro.
Ricorreva il nostro 44° anniversario di matrimonio e mi sono ritrovato a ricordare il 60° compleanno di Teresa e che tu l'avevi invitata a venire a Banzi per partecipare alla festa dei sessantenni, venendomi da chiedere cosa c'entrassi con i nati nel 1952, se sei stato un mio compagno di scuola.
Allora ho interpellato il web, per vedere se mi soccorreva ad avere una risposta alla domanda postami.
Un documento espropriativo emesso dalla Provincia di Potenza nei tuoi confronti, mi fa scoprire che sei nato il 28 ottobre 1952.
Ecco allora spiegato cosa ci azzeccasse avere da te quell'invito: nel duemiladodici compivi anche tu sessant'anni!
Ed evinco anche allora che tu eri nella classe un primino, spiegandomi che, se apparivi forse il più minuscolo degli scolari, non dipendeva solo dal non essere dotato tu della statura di un gigante.
Ricordo che anche Vito Rigato, tuo coscritto, partecipò per alcuni giorni in classe, ma poi lo zio maestro lo escluse, finendo presto di fare il primino.
Evidentemente tu eri stato giudicato dal maestro più dotato d'intelligenza, forse anche più simpatico per il tuo ciuffo ribelle, oppure questi sarà stato più accondiscendente con te, essendo tuo papà il daziere del paese.
E giacché, poi, mi pare che sei diventato direttore di banca, quindi uno dei più importanti maggiorenti del paese, hai potuto, come tuo padre, dispiegare anche tu la tua influenza per far eleggere sindaco tuo figlio.
Io, invece, figlio di contadino divenuto gastarbeiter, oltre a non poter fare il primino, ho dovuto abbandonare definitivamente Banzi, non ritornando neppure più in vacanza a onorare i defunti miei genitori, per l'umiliazione subita di non essere stato tentato affatto, da chi avrebbe potuto farlo, di ritornare nella terra dove sono nato, non solo in vacanza.
E quanto mi sarebbe piaciuto ora fare delle belle conversazioni peripatetiche con i vecchi compagni delle scuole elementari!
Anni addietro avevo in mente anche una divertente parodia da recitare con loro: "Sei per sei, che bell'asino che sei", titolo mutuato dal motto inventato dal maestro per aiutarci a memorizzare la tabellina.
Sarebbe stato un gran divertimento recitarla con te, tuo cugino Michele, Rocco Lancellotti, Carlo Carcuro (questi però forse si sarebbe rifiutato di partecipare per via del fatto che sua madre, parte di un quadrumviro familiare, mi aveva querelato).
Sarebbe stato anche un sicuro successo perché, come attori, abbiamo già superato il test per aver recitato, nel 1961 a Banzi sul palco del cinema, una commedia per celebrare la ricorrenza del centenario dell'Unità d'Italia: lo ricordi?
Ma, a Banzi, forse non si canteranno, ma si mettono sicuramente in pratica i versi della canzone di Enzo Jannacci, che recitano: "Vengo anch'io? No tu no. Ma perché? Perché no".
Col senno di poi, però, posso dire: meno male che sia andata così, perché non so cosa avrebbero potuto fare a Banzi i miei tre figli, se avrebbero potuto farmi diventare nonno di quattro nipoti, campando col reddito di cittadinanza.
Comunque, pur senza sapere che stessi copiando te, anch'io poi ho fatto fare i primini a due dei miei tre figli, facendo io da maestro, iniziando così loro a frequentare regolarmente la seconda elementare.
E poi, pur senza essere riconosciuto, oltre che segretario comunale, poeta in patria, ho avuto la soddisfazione di vedere inseriti in antologie scolastiche una delle mie poesie e uno dei miei racconti pubblicati a suo tempo nel mio sito web, chiuso qualche mese addietro; vedere recitate a Melbourne mie poesie tradotte in lingua inglese, assieme a quelle di Gianni Rodari.
Al riguardo, desidero farti sapere che la miriade di racconti e poesie pubblicata in oltre vent'anni nel mio sito web, è stata da me raccolta e trasfusa in una serie di libri, pubblicati su Amazon.
Penso che, se non fosse motivo di veto il risentimento che taluno può avere maturato nei miei confronti, per aver manifestato la mia libertà di pensiero ed espressione senza timore reverenziale e peli sulla lingua, potresti suggerire al primo cittadino di tuo figlio di acquistarne qualche copia da dare in dotazione alla biblioteca comunale, per offrire agli altri suoi concittadini piacevoli letture, per avere egli stesso qualche spunto di riflessione come amministratore, per conservare un patrimonio di ricordi e scampoli di storia, lasciati da una persona che ebbe i natali a Banzi.
Alcuni titoli sono i seguenti:
- Rimembanzi;
- Lironia di pep-ino;
- C'erano una volta i gastarbeiter;
- Una madre;
- Latrati;
- Panni appesi;
- Ma tu non li vedesti;
- Capriole;

Sperando che questa letterina sia per te una non spiacevole sorpresa, per non andare troppo fuori tema, concludo inviandoti un caro saluto ed un augurio di liete festività natalizie.
24 dicembre 2022
Antonio Carcuro

La mia valutazione si è rivelata, però, del tutto fallace: la mia letterina avrà costituito una spiacevolissima sorpresa, che avrà fatto corrucciare il ciuffo ribelle dell'ex direttore di banca, che, al più, si sarà consultato col figlio sindaco, il quale, a sua volta, si sarà consultato con il suo vice, sentenziando all'unanimità di mandarmi a cagare.
Del resto, non è la prima volta che ci vengo mandato, lo fece anche nel 2010 un medico banzese, scrivendo testualmente così (se fa il medico come scrive, poveri pazienti!): "Antonio Carcuro... dimendica di dire che il padre era un grande mariuolo... Carcuro ci hai rotto le palle. Rimani a Varese che a Banzi i Carcuro sono in disgrazia……. e quando il prosimo anno vinceremo le elezioni noi del PDL li faremo un culo alla grande. Vai a cagare".

Tuttavia, non mi perdo d'animo, il giorno dell'Epifania successiva, penso di fare la segnalazione al compagno di scuola Michele Marotta, forse il più dotto letterato di Banzi, che mi aveva lusingato con quella lode sperticata fattami nell'email citata in precedenza.

Questa la lettera inviatagli:

PROVO CON UN ALTRO MICHELE COMPAGNO DI CLASSE

Ciao Michele,

un redivivo tuo compagno di classe, dopo averlo fatto la vigilia di Natale scorso con un altro Michele (sempre compagno di classe), vuole provare a fare a te la sorpresa di una lettera nella calza della befana, per "vedere" dalla Lombardia, ma non "di nascosto l'effetto che fa".
Immagino già la prima reazione che, tra lo stizzito e l'offeso, avrai: "E che, io sono la sua riserva, se lui è appena un ragioniere ed io, invece, un dottore in lettere, che ha fatto anche il dirigente scolastico?".
Scusa, ma ho una giustificazione, che ritengo più che valida e convincente: "Ho scritto prima all'altro Michele, perché lui è stato un compagno di classe "primino", e poi, adesso, ha un figlio che è "primo" cittadino di Banzi.
Allora, era d'uopo che rimanessi in scia al primo numero ordinale.
Mi era venuto lo spunto di scrivergli, per essermi ricordato che, nel 2012, aveva insistito a invitare mia moglie Teresa (nata nel 1952) a venire a Banzi alla festa dei sessantenni.
Alla "dipietrese", mi sono chiesto: "Cosa ci azzeccava lui in questa festa?".
Interpellando il web, per vedere se mi soccorreva ad avere una risposta alla domanda postami, scopro da un documento espropriativo emesso dalla Provincia di Potenza nei suoi confronti, che è nato il 28 ottobre 1952.
Ecco allora spiegato cosa ci azzeccasse avere da lui quell'invito, evincendo così peraltro che nella classe era un primino.
Ricordo che anche Vito Rigato, nato nel 1952 pure lui, partecipò per alcuni giorni in classe, ma lo zio maestro lo escluse subito.
Evidentemente il primogenito del daziere era stato giudicato dal maestro più dotato d'intelligenza, forse anche più simpatico per il ciuffo ribelle avuto sulla fronte, oppure sarà stato più accondiscendente con lui, proprio in quanto figlio del daziere del paese.
Comunque, io ricordo che il "Derossi" della classe era suo cugino, il Michele figlio di avvocato e maestra, non lui.
Alla festa dei sessantenni non ritenemmo di partecipare, anche perché in quel periodo ero alle prese con ben quattro querele per diffamazione aggravata, fatte nei miei confronti da un quadrumviro famigliare composto da: un defunto maestro/direttore didattico, sua figlia preside, sua cognata maestra, un falso oculista nipote di lei… dalle quali sono riuscito comunque a farla franca.
Quelle querele mi sono ritornate, però, utili per poter rispondere con certezza alla domanda che mi ponesti nella email del 29 aprile 2007: i dirigenti scolastici cha hanno avuto i natali a Banzi, arricchendone i primati, non sono tre, neppure quattro, sono addirittura cinque (don Antonio, don Peppe, la figlia donna Maria, Canio Franculli e Michele Marotta… per gli ultimi due niente don).
E a proposito di "don" e "donna", quando scrissi che a Filomena Simone nessuno le aveva mai fatto sentire "donna", intendevo riferirmi al titolo nobiliare che, chissà perché, doveva essere appannaggio solo di alcuni, semplici maestri o, addirittura, periti agrari, e non di laureati, come appunto Filomena e suo cugino Francesco (il cui saluto alla fascista da me citato negli scritti, lo ritenevo tutt'altro che tale, esprimendo invece bonomia, simpatia e affetto, soprattutto quando era rivolto a mio padre, la cui prima moglie era sorella della madre di Francesco).
Rimanendo in tema di madre, alla quale ho dedicato il mio primo libro di poesie, ho letto nel tuo sito web che quella tua aveva il cognome Turi: anche mia nonna paterna si chiamava Turi, pertanto potrei avere con te qualche cromosoma in comune nel patrimonio genetico, forse anche più di quanto non l'abbia con chi porta il cognome Carcuro: quanta affinità di spirito ho riscontrato, ad esempio, nella lettera citata prima, che ho riletto prima di scriverti questa, seppure composta, quella tua, con una raffinatezza di stile, tonalità sfumata di parole, da sembrare un meraviglioso quadro ad acquerello che io, semplice artigiano dello scrivere e non artista, non sarei all'altezza di comporre.

Ciononostante, pur da artigiano, ho sentito un insopprimibile bisogno di scrivere, di esprimere e manifestare la mia liberta di pensiero ed espressione sancita dall'art. 21 della Costituzione della Repubblica Italiana, realizzato grazie allo strumento del web.
E i risultati sono stati lusinghieri, se ho avuto l'onore di vedere per anni il mio sito elencato per primo in motori di ricerca come Google quanto a poesie per bambini, se sono stato inserito in due antologie scolastiche, se alcune mie poesie sono state tradotte e recitate nella lontanissima Melbourne, in un concorso di poesia in lingua italiana, insieme con quelle di Gianni Rodari… se i miei scritti sono stati analizzati attentamente perfino nelle aule di tribunale!
Dopo il successo avuto, ho ritenuto l'anno scorso di chiuderlo, cedendo anche al corteggiamento fattomi a lungo da un austriaco, che gli vendessi il mio dominio www.carcuro.com, realizzando una discreta cifra.
Tuttavia, la miriade di racconti e poesie, apparsi in oltre vent'anni nel mio sito web, ho pensato di non farla finire nel nulla, ma di raccoglierla e trasfonderla in una serie di libri, che ho pubblicato su Amazon.
Nella lettera inviata all'altro Michele, avevo scritto testualmente che, "se non fosse motivo di veto il risentimento che taluno può avere maturato nei miei confronti, per aver manifestato la mia libertà di pensiero ed espressione senza timore reverenziale e peli sulla lingua, avrebbe potuto suggerire a suo figlio di acquistarne qualche copia da dare in dotazione alla biblioteca comunale, per offrire agli altri suoi concittadini piacevoli letture, per avere egli stesso qualche spunto di riflessione come amministratore, per conservare un patrimonio di ricordi e scampoli di storia, lasciati da una persona che ebbe i natali a Banzi".
Con sensibilità e ironia, egli volle lasciare ai posteri la testimonianza di personaggi e scene che furono recitate nel teatro di Banzi, ritenendo che la storia non la facciano solo la visita di un papa o la morte d'un console romano in battaglia, bensì siamo ognuno di noi.
Forse non potranno essere in tanti a leggere i miei libri, perché Banzi è in via di estinzione, ma saranno sicuramente d'intrattenimento al maresciallo, al prete e al sindaco - che non mancheranno mai di esserci per giustificare la sopravvivenza del comune - potendo essi divertirsi nell'apprendere che Cicciomessere aveva assicurato alla giustizia la professoressa M.G.; che padre Celestino rivolgeva ai fedeli, non una, ben due prediche; come avvenne che Nicola Vertone Facesse i baffi a Peppino Garzillo, per citare solo alcuni racconti.
Questo era l'elenco di alcuni titoli dei libri:
- Rimembanzi;
- Lironia di pep-ino;
- C'erano una volta i gastarbeiter;
- Una madre;
- Latrati;
- Panni appesi;
- Ma tu non li vedesti;
- Capriole;

Sennonché, fino ad oggi, non ho avuto alcun cenno di risposta dal papà del sindaco, dovendo inferire che, a Banzi, s'insuperbisce non solo chi viene eletto a tale carica (abbia i baffi o il neo), anche chi gli è parente.
La possibilità di fare cose nella "città culla del diritto" (così denominata da Antonio Sapio) è una prerogativa esclusiva arrogata da qualche clan famigliare che, entrato nei gangli del potere, senza concorsi e meriti, fa razzia di tutto, tenendo fuori gli altri, che non hanno potuto continuare a vivere dove sono nati, neppure ritornarci più, perché non saprebbero chi ancora salutare e se c'è qualcuno che abbia piacere di farlo a loro.
E' la triste sorte dei figli dei gastarbeiter, la cui storia da me raccontata nel libro "C'erano una volta i gastarbeiter", ritenevo dovesse essere letta, soprattutto dal primo cittadino di Banzi, affinché nell'amministrare il paese, avesse contezza "di che lagrime e di che sangue" sia grondato l'effimero benessere di cui ha giovato e che ora si vuole continuare a mantenere con il reddito di cittadinanza e le tasse spremute ai figli dei gastarbeiter, che non vogliono e/o non possono più ritornare a Banzi.
Viene tanto decantata l'autonomia di Banzi da Genzano di Lucania, conseguita nel 1904.
Qualche giorno fa ho appreso che tre comuni della provincia di Varese si sono fusi in uno unico: non è il caso che anche Banzi e Genzano di Lucania ritornino a formarne uno solo, stante che non dispongono più a sufficienza delle risorse finanziare dei propri cittadini residenti per mantenere due distinti apparati amministrativi?
Caro Michele, spero che questa lettera sia per te una non spiacevole sorpresa.
Prima di concluderla, debbo confessarti che mi sarebbe piaciuto non poco fare con uno come te delle belle passeggiate peripatetiche nel tratto di vita rimasto da compiere, condividere pensieri e riflessioni sotto il cielo luminoso lucano, sospinti dal vento che spazza le strade, accarezzando le anime che vi circolano.
Qualche giorno addietro, nel colmo della notte, mi sono svegliato.
In quel momento mi è venuto il ricordo, sentendone la mancanza, del borea che soffiava gagliardo sopra il tetto di casa a Banzi, che sibilava tra le fessure della porta e della finestra, sembrando quasi che volesse infilarsi per venire dentro la mia anima, portandomi, insieme col suo soffio, quello dell'eternità.
Forse stava soffiando per davvero in via Garibaldi, lambendo la casa posta al numero 102, ha cercato ancora una volta l'anima mia, ma ancora una volta non l'ha trovata.
Un caro saluto e auguri di ogni bene a tutta la tua famiglia.
06 gennaio 2023
Antonio Carcuro

Sennonché, il preside dottore, forse geloso che a Banzi potessero essere letti libri diversi dal suo (non so se abbia scritto degli altri), o forse in uno stato di soggezione per essere lui figlio di un cantoniere, l'altro di un daziere, copia quel che ha fatto il compagno di classe direttore di banca ragioniere, consultatosi col quale, avrà inferito, pure lui come l'altro, rimangiandosi entrambi le lodi fatte in precedenza, di mandarmi a cagare.
Nel mio paese ricordo che sono stati organizzati degli eventi culturali riguardanti pubblicazioni di libri fatte con contributi pubblici: evidentemente, se i libri, a prescindere dal loro contenuto e valore, vedono la luce senza che qualche valvassino della politica se ne possa ascrivere il merito, il fatto non interessa e ti mandano a cagare.
Me ne faccio una ragione, quanto accaduto, in definitiva, non è una tragedia.
Perché Banzi è un paese in via di estinzione. In un futuro ancora molto lontano dall'armageddon, a popolarlo sarà, come previsto dal ministro Lollobrigida (benintesi io non mi sento affatto un "Fratello d'Italia"), una diversa etnia, alla quale non interesseranno le mie poesie e i miei racconti.
Le case costruite con lacrime e sangue dai nostri padri gastarbeiter non saranno più abitate, come una volta, da mamme con fazzoletti in testa e scialle sulle spalle, bensì da donne con Hijab, Niqab, Burqa; non saranno più popolate da padri con la coppola in testa, ma con turbante.
Tuttavia, ciò che ho scritto continuerà a rimanere come un messaggio in bottiglia, recante la testimonianza letteraria e storica di fatti per me degni di essere considerati memorabili, che, nei paraggi di Banzi e dintorni, "capitorno a gente meccaniche, e di piccol affare" nella seconda metà del ventesimo secolo e primo ventennio del ventunesimo.