EBBIVA ANCHE SANT'ISIDORO!
Processione in onore di Sant'Isidoro a Stintino ... per
ora, tra un po' anche a Banzi
... le sa tutte
mica solo lui
Chiedo la cortesia all'eventuale lettore di questa pagina, prima di cominciarne la lettura, di guardare il mio viso per farmi sincerare che da esso non affiori neppure una vaga vena di ironia che possa minimamente far adirare, incollerire, infuriare, corrucciare, adontare, stizzire, turbare, disturbare, urtare, irritare, seccare, alterare, adombrare, impermalire, dispiacere, colpire, lambire la suscettibilità, ridestare dal tranquillo torpore invernale, risvegliare dalla pace dei sensi (ove l'avesse raggiunta) il/al/del mio collega web master Juccio. Giuro che, nell'accingermi a comporre questo pezzo, intuendo (dico intuendo perché lo scritto è come l'appetito che viene mangiando ed all'inizio non sai quanta fame hai, cosa ti andrà di mangiare e quanto) che lo svolgimento del motivo avrebbe potuto comportare il tocco di qualche nota (persona non del pentagramma), ho fatto ogni possibile sforzo per atteggiare la mia faccia ad un'espressione seria e compunta, prossima addirittura al contristato. Tuttavia, ove gentile lettore mi dovessi dare il responso di non esserci riuscito, ad un solo cenno di ciò (mi basta anche solo vedere che tu spalanchi un po' gli occhi in segno di avvertimento), io non indugio un solo istante a buttare nel cestino il file di questa pagina, ed a svuotare il cestino entro il secondo successivo. Ciò perché voglio scongiurare categoricamente ogni rischio che il mio amico collega web master omonimo (Juccio e Tonino sono due forme di vezzeggiativo dello stesso nome Antonio) possa pensare che non siano rimasti intatti l'affetto e la stima nei suoi confronti, quand'anche egli mi abbia già manifestato inequivocabilmente la volontà di non ricambiarmeli alla stessa maniera e misura. Dirò anzi di più: l'affetto e la stima hanno avuto nei giorni scorsi due occasioni per aumentare nei confronti di Juccio. E' accaduto infatti all'indomani di Natale che, girando per la pineta di Tradate con mio figlio Lorenzo e la sua Greta, giacché nei giorni precedenti era piovuto, un torrentello, solitamente d'un filo d'acqua, si fosse ingrossato parecchio, sì che il suo guado si presentava possibile solo con gli stivali. Io ero l'unico ad averli ed in grado pertanto di attraversare la corrente d'acqua, gli altri due compagni di viaggio avrebbero dovuto fare un giro lungo per ritornare a casa. Ma era già l'ora di pranzo e si sarebbe fatto troppo tardi. Allora offro loro le mie spalle, trasbordandoli così da una riva all'altra: in quel momento non ho potuto non ricordarmi che così faceva anche Juccio con mio fratello Domenico quando insieme, fine anni cinquanta ed inizio sessanta, andavano a scuola (Istituto di Avviamento Professionale) a Genzano di Lucania ed il torrente di Capodacqua tumultuava in piena. Domenica scorsa invece, mi è venuta la curiosità di vedere qualche news sui siti banzesi. Per evitare il fastidio di digitare l'indirizzo completo, ho messo semplicemente la parola Banzi nel motore di ricerca di Google, il quale mi ha fornito l'elenco completo. Rassegnato ormai che il mio sito sia stato relegato in fondo, noto con compiacimento che l'impegno indefesso di Juccio viene premiato con la pole position, surclassando anche il sito istituzionale del comune di Banzi: del resto, basta buttare un occhio in quest'ultimo, cliccare su qualche link e ne capisci agevolmente la ragione. Ciò non costituisce per me né motivo d'invidia, né di stupore. Sono rimasto invece strabiliato quando ho aperto il sito www.banzi-bysapio.net. Innanzitutto perché ho fatto la scoperta (avevo dimenticato di spegnere il volume per aver appena finito di ascoltare il poema sinfonico Vltava.di Smetana) che Juccio rivolge ai naviganti del suo sito il seducente (ma anche, lasciatelo dire collega, sfacciato) invito "voulez vous coucher avec moi ce soire?", il che non saprei se interpretarlo nel senso che, avendo raggiunto egli la pace dei sensi, chiunque può coricarsi al suo fianco e dormire tranquillo, oppure, al contrario, che non si è ancora spento completamente in lui l'istinto di fare cose da sporcaccione. Ma, e soprattutto, per la scoperta sensazionale che Banzi aveva una chiesa in campagna dedicata a Sant'Isidoro Agricoltore. A questo punto non ho potuto non esclamare: cribbio, anche Juccio le sa proprio tutte! Di ciò non si può non dare atto all'amico web master, non rimanere ammirati per la passione certosina con la quale egli riesce a scovare in ogni lembo, angolo, grotta, caverna, anfratto, nicchia di Banzi qualcosa sconosciuta agli altri. Scommetto che, perfino se gli si dovesse chiedere cosa ci sia sotto una zolla di terra, egli sarebbe addirittura in grado di dirti se nasconda nu' lampascion' oppure na' c'puddazz', na' rar'ca doc', na' c'curiedd', nu' carduncidd', na' cim' d' for', nu' f'nucchidd', dandoti in aggiunta gratis anche la ricetta per cucinare nu' pan' cutt' o nu' vr'dett'. Ed ancora, essendo egli dotato di una sorta di sesto senso da rabdomante, attestato dall'aver scovato e censito tutte le fontane di Banzi, anche quelle assomiglianti alla fontana malata di Palazzeschi (quella che faceva clof, clop, clock, cloffete, cloppete, clocchete, chchch), sono pronto a scommettere che, se per caso dovessi ritornare a Banzi, fare una passeggiata in campagna, non riuscire a trattenere la pipì, farla all'aperto; ove poi dovesse transitare nei paraggi il mio amico, egli fiuterebbe sicuramente il rivoletto del mio fluido, ne seguirebbe il percorso fino allo sgorgare in qualche ripa, quindi, un po' come fa Bossi alle foci del Po, ne raccoglierebbe alcune gocce in un'ampolla, indi, come fa il prete col calice sull'altare, sollevatolo in alto, ammiratone il contenuto, annusatolo, come fanno i sommelier, darebbe questo responso: "colore cristallino volgente vagamente al paglierino, profumo armonico di sapore poetico ironico, retrogusto sarcastico, no non è Glen Grant (anche perché io mi chiamo Juccio mica Michele), è la fontana di Tonino"... ed adesso - penserebbe - ho un buon motivo per aggiornare anche il sito e mantenere sempre sotto quello ufficiale del comune di Banzi. Elogiato, giustamente, il mio illustre collega web, viceversa, ritornando alla sua sensazionale scoperta, autobiasimo me per non essermi accorto dell'esistenza dell'edificio sacro portato a conoscenza urbi et orbi dal mio compaesano, perché caso mai ci sarò passato davanti chissà quante volte a piedi quando mi recavo nei paraggi a fare la raccolta del tabacco, compiendo peraltro anche l'omissione sacrilega di neppure un segno di croce. Allora, vada tutto l'onore al merito di Antonio Sapio per aver additato a noi del volgo un altro luogo sacro di Banzi e si plauda all'invito da egli rivolto al primo cittadino di Banzi di attivarsi a recuperare il sacro rudere e farlo ritornare all'antico splendore. Immagino che, in virtù del rapporto privilegiato, della corrispondenza di sensi (mi sia concesso dire se non si equivochi sul significato della parola) quasi amorosa intercorrente tra Juccio e Nicolino, prima che il sindaco concluda il mandato bis, non mancherà che fiat voluntas di Sapio. Da parte mia sono senz'altro disposto ad offrire un personale contributo perché ciò avvenga, non tanto perché non mi basti la chiesa Santa Maria già esistente, ma per valorizzare di più il mio paese, per suscitare l'invidia a quelli che di chiese ne dovessero avere solo una. A tale scopo, allora, se la ricostruzione dell'edificio sacro, stante la verosimile mancanza di risorse finanziarie da parte del comune, dovesse avvenire con forze di volontariato, mi si tenga pronto a fare il manovale, essendomi al riguardo già allenato fin dall'estate del 1967 con un mio cognato muratore, il quale mi faceva trottare mica male, sollecitandomi con un alemanno schnell schnell. Il riconoscimento dei meriti di Antonio Sapio, tuttavia, non deve essere fatto solo da me, è doveroso che avvenga in modo ufficiale e solenne da parte dell'amministrazione comunale: ma come? Se egli non fosse stato già cittadino di Banzi, gli si sarebbe potuto conferire la cittadinanza onoraria; ma, giacché la cittadinanza del proprio paese (con la "p" sia minuscola che maiuscola) non può essere doppia, al quadrato od al cubo, bisogna ripiegare su qualcos'altro. Penso che il mio collega web master potrebbe essere soddisfatto con la concessione di questo motivo d'onore alternativo: quando la chiesa di Sant'Isidoro Agricoltore fosse stata ripristinata e collocata dentro la statua dell'aureolato glorioso inquilino che le attribuisce il nome, allorché si portasse questa in processione, si potrebbe concedere a Sapio di poter occupare subito il posto dietro, a fianco del sindaco con la fascia tricolore a tracolla. Quanto
a me, potrei andare immediatamente dietro ai due, recando il baldacchino
e sollevandolo in alto, sì che, se Juccio (per mia fortuna) non si fosse fin qui ancora
adombrato, potrebbe farlo sotto la fresca ombra del paramento sacro,
in modo da poter esprimere, così a proprio agio, il giubilo stracolmo
del suo cuore, cantando ebbiva Sant'Isidor' l'agricoltor' Alla processione, ovviamente, non saremmo mica solo noi tre. Oltre al prete, ai carabinieri in alta uniforme col pennacchio rosso in testa, a Ginella ed a tutto il popolo banzese, Sant'Isidoro Agricoltore sarebbe seguito da altre autorità venute da fuori, in primis tra queste il sindaco di Stintino, col cui comune non sarà mancato di fare nel frattempo un gemellaggio, atteso che il santo campagnolo è venerato anche in quel paese sardo ed atteso anche il doppio, anzi triplo beneficio che il gemellaggio recherebbe a Nicolino: 1) avere l'opportunità di andarsi a fare una cavalcata col cammello in riva al mare sardo in occasione dello scambio di visita di cortesia col collega; 2) diventare in grado di certificare se gli agnelli sardi siano di qualità superiore od inferiore a quelli dell'allevamento della premiata ditta Massaro del mio paese; 3) poter attivare (facendo una bellissima figura) almeno un link (quello relativo ai gemellaggi) del sito web di Banzi. |
09 gennaio 2011
RIMEMBANZI
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