UNA TELEFONATA NON ALLUNGA PIU’ LA VITA

 Yvonne Sciò                                  Alessandra Bellini                                 Massimo Lopez

 

            Era il 1986 quando Yvonne Sciò, per promuovere l’uso del telefono, recitava in uno spot pubblicitario della SIP la scena di una telefonata in cui chiedeva a chi stava all’altro capo: «Mi ami? Ma quanto mi ami? E mi pensi? Ma quanto mi pensi?».

            Sua mamma la interrompe, esclamando:

            “Ma quanto mi costi, sei in teleselezione!”.

            E la figlia risponde: “Mamma la teleselezione non costa tanto”.

            Una voce di fondo precisa, infatti, che “una telefonata da Milano a Palermo, della durata di tre minuti, costa al massimo duemila lire, come un cono gelato”.

            Duemila lire, però, non erano poche a quei tempi e, se le telefonate fossero state frequenti, il frigo contenente i coni gelati si sarebbe svuotato in fretta.

            Quindi, ne derivava la necessità di fare un uso parsimonioso del telefono, altrimenti buona parte dello stipendio se lo sarebbe mangiato la SIP.

            Io, infatti, appena allacciato il telefono (un duplex la cui quota fissa costava meno), adottai subito il rimedio di dotarlo di conta scatti, in modo che, potendo controllare quanto costasse ciascuna telefonata, avremmo evitato di intrattenerci oltre lo strettamente necessario.

            Le telefonate erano pressoché di servizio, penso che durassero, la maggior parte, meno dei tre minuti ipotizzati nello spot di cui sopra.

            Anche quando telefonavo ai miei genitori lontani, se per caso mi dilungavo un po’ nelle telefonata in corso con mia madre, interveniva prontamente mio padre a sollecitare la conclusione della telefonata perché, egli diceva, il telefono cammina.

            Più facile era controllare il costo della telefonata quando facevi uso degli apparecchi posti nelle cabine installate nei luoghi pubblici.

            Lì dovevi far uso di appositi gettoni e te ne accorgevi bene con quanta voracità venissero inghiottiti dalla macchinetta, dal momento che non poche telefonate terminavano interrotte bruscamente per il loro esaurimento.

            Pertanto, nelle telefonate intercorrenti tra fidanzati, una volta detto e sentito “ti amo”, evitavi di chiedere “quanto”.

            Le telefonate avevano un repertorio talmente sobrio che, se per caso capitava (coma avvenne una volta a me) che la macchinetta ingoia gettoni si bloccasse, sì da poter continuare ad libitum la telefonata, rimanevi quasi interdetto da non saper più cosa dire.

            Tuttavia la SIP non smetteva di promuovere un uso più ampio del telefono, avvalendosi, sette anni dopo, della giovane Alessandra Bellini nel lancio di un altro spot,  pressoché identico al primo, in cui appariva contesa da Marco ed Andrea, ai quali chiedeva, per poter decidere chi scegliere, di precisare esattamente quanto la amassero.

            Ma, per diffondere ancor di più l’uso del telefono, doveva arrivare nel 1993 un’altra serie simpaticissima di spot interpretati da Massimo Lopez (che vinse molti premi, tra cui la Targa d’argento della comunicazione, l’Agorà d’oro, il Grand Prix Pubblicità Italiana e il premio per la miglior regia al Festival Internazionale della pubblicità di Cannes), avente come motivo conduttore che “Una telefonata allunga la vita”.

            Rimaneva, però, sempre il fatto che quanto più telefonavi più pagavi, fossero scatti o gettoni a misurarne il costo non faceva differenza.

            La vera rivoluzione nella telefonia avvenne con l’ingresso nel 2000 di Infostrada nel settore, che lanciò la tariffa “tempo zero”, con la quale, a fronte di un canone mensile stabilito, venivano finalmente eliminati gli scatti e le telefonate potevano durare a piacimento senza oneri aggiuntivi.

            Saltando a piè pari l’avvento e affermazione della telefonia mobile avvenuti successivamente e fino ad oggi, è possibile dire che, con un costo modico,  attualmente è alla portata di tutti fare chiamate e videochiamate senza più limiti.

            Questo, però, ha un rovescio della medaglia negativo, perché le troppe telefonate ci stanno procurando un senso di nausea tale da farci sentire ingozzati come oche.

            Così, mentre una volta ci si teneva ad apparire negli elenchi telefonici, interessati a ricevere possibili telefonate da parenti e amici lontani, ora se ne chiede l’esclusione, temendo contatti importuni ed imbarazzanti, divenuti tali per non pochi di loro.

            Non solo, anche nell’uso degli smartphone si adottano accorgimenti adeguati per escludere o ridurre ai minimi termini contatti con persone, anche di famiglia, poco simpatiche.

            E quando pensi di fare tu una telefonata, o inviare un messaggio a qualcuno, ti viene sempre una certa titubanza, chiedendoti: non è che lo importuno, lo infastidisco, gli creo disagio, imbarazzo?

            Il ricevente, oramai per prassi, se trattasi d’un messaggio evita di farti vedere che lo legge subito e si prende alquanto tempo per risponderti.

            Da quanto tempo impiega per la risposta (se ti risponde) e da che tenore e tipo, ne deduci l’indice di gradimento del tuo messaggio.

            Qualora la risposta si riduca a una banale emoticon (che io detesto e non uso mai), inferisco che quello mandato non  è stato gradito granché e, pertanto, ne faccio derivare la conseguenza di ridimensionare, se non proprio chiudere definitivamente, i rapporti con lui.

            Una volta si desiderava avere telefonate dal mondo intero, ignorando cosa fosse la privacy.

            Ora si sa cosa questa sia e si ritiene essere forse più lei ad allungare la vita, piuttosto che una telefonata.

            Ma, allungata o meno che sia la nostra vita dal telefono o dalla privacy, una domanda mi voglio fare per dopo quando giungerà comunque alla fine: dove andremo vorremo avere contatti con le altre persone giunte prima di noi?

            Io non so se, una volta diventati solo anima, avremo una sensibilità diversa da quella di cui eravamo dotati nel mondo materiale abbandonato qua.

            Se ce la portassimo là tale e quale, temo che i rapporti con loro non possano essere idilliaci, tutti rose e fiori, sicché, per prudenza vorrei avere garantita almeno in quel posto una privacy assoluta.

            Vengano pure, dove rimangono le mie spoglie, a creare molestie con ceri e crisantemi.

 

sette

22 novembre 2024